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Elogio dell’imperfezione: Homer Simpson

Consigliato a: maniaci dell’ordine, ossessivi ricercatori della perfezione, ansiosi/e, uomini e donne che non devono chiedere mai

Beve e mangia come un bue, è un pessimo lavoratore, lecca rospi, non ha particolari ideali, né una ferrea morale ed è pure abbastanza stupido (anche se forse la colpa è di quel pennarello che si è infilato nel naso a 6 anni), eppure è impossibile non amarlo. Ebbene, ho deciso di dedicare il primo post del blog a Homer Simpson per 3 motivi:

  1. È giallo e ha 4 dita.
  2. Mi aiuta a non prendere troppo sul serio l’ansia da prestazione da primo post sul blog: “mo’chescrivoaiutosonoimprovvisamenteanalfabeta”
  3. Sono convinta che gli ideali di perfezione nuocciano gravemente alla salute tua e di chi ti sta attorno.

Homer_Simpson

Immaginiamo Homer come un integerrimo uomo in carriera, salutista, marito ineccepibile… mettiamoci pure il bicipite e l’addominale scolpito: sarebbe altrettanto amato? (Le risposte delle lettrici di Harmony non contano). Ovviamente no, i personaggi perfetti sono una palla. D’altro canto, come si fa a empatizzare con la perfezione? Se siamo abbastanza equilibrati e consapevoli, non la riconosciamo come parte di noi, di conseguenza non la capiamo e ci sta istintivamente antipatica. Se siamo molto insicuri, tendiamo a credere di doverla raggiungere per essere socialmente accettati. Spesso le due condizioni si verificano contemporaneamente, dando luogo a cortocircuiti esistenziali che causano inutili e dolorose rotture di balle autoinflitte.

La soluzione? Homer risponderebbe con un rutto.

Ora, è vero che nei titoli di testa Bart ha coperto un’intera lavagna di “Un rutto non è una risposta”, ma ricordiamo che l’ha fatto perchè era in punizione. Un rutto è una risposta, eccome. È mostrare trionfalmente ciò che abbiamo dentro (ironia poco velata e molto voluta), ciò che è universalmente considerato deprecabile ma che, se lasciamo uscire, ci fa stare meglio. E che, a ben vedere, alla fine non fa del male a nessuno.

Storpiando il Walt Whitman a tutti noto grazie a “L’Attimo Fuggente”, chiudo con un mix di poesia e di trash imperdonabile: “I sound my barbaric BURP over the rooftops of the world”. Imperfetto è bello!

Ora fatevi un selfie orrendo, guardatelo e sorridete orgogliosi.

(Piccola postilla: il blog parte dal concetto di “frasi utili”. A tal proposito, devo a Homer Simpson la recente decisione di andar via di casa e di stare per conto mio. Dopo oltre un mese di razional soppesare di pro e contro, con la consapevolezza di non avere un lavoro stabile, né alcun tipo di sicurezza, la molla che mi ha fatto impacchettare le mie cose è stata la sua frase: “I rischi stupidi sono il motivo per cui vale la pena di vivere la vita”. Lui è stato il mio faro. La cosa grave è che non sto mentendo).

 

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Questa voce è stata pubblicata il 23 maggio 2014 da in Film, cartoni, fumetti con tag , , , , .

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