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Lezioni di vita da film, musica, libri, fumetti e non solo.

Il male per il male: Iago

Consigliato a: disonesti impenitenti, impenitenti onesti, giocatori di poker ma anche di briscola, elefanti nelle cristallerie.

Dopo aver aperto le danze con Homer Simpson, mi son detta: “Perché non scomodare un genio indiscusso della poesia e della drammaturgia per i vagiti e i ruttini del mio neonato blog?” E così ho fatto, William is six-feet-under e non mi farà le macumbe (spero). (I love thee, Will!)

Sì, io amo Shakespeare, ma una tragedia ho sempre faticato a capirla: l’Otello. Nello specifico, non ho mai capito Iago, che è poi quello che fa sì che la tragedia si concretizzi con esiti nefasti per tutti i personaggi coinvolti.

Causa del mio intimo sconvolgimento: Iago non ha un movente concreto.

Vabbè, Otello vuole Cassio come luogotenente al suo posto, ma non è che Iago tenga troppo al mestiere, insomma è chiaro che non gliene frega nulla. L’unica cosa che emerge prepotente è che lui odia il moro. Dunque che pensa di fare: insinua in lui il dubbio che la moglie Desdemona lo tradisca con Cassio. Questa è la balla-macro, ma il genio di Shakespeare intesse una fitta trama di balle-micro che causa una serie di fraintendimenti a cascata in cui tutti i personaggi, meno che Iago, si muovono inconsapevoli. E più i personaggi sono puri, peggiori sono i fraintendimenti. (“Elefante-nella-cristalleria-effect” successfully done).

Othello_and_Iago

Il fatto che lo spettatore conosca da subito la natura di Iago, rende abnorme l’ingenuità di Otello, Desdemona, Cassio e gli altri, che sembrano stupidi anche se non lo sono. Ci ho riflettuto molto e Jack Sparrow mi ha dato la soluzione: le persone oneste sono dannatamente prevedibili. Invecchiare un po’ (solo un po’) mi ha dato un altro suggerimento: esistono degli sfigati integrali che non hanno bisogno di un movente per fare del male. Fanno del male per il male e, in questo, dimostrano un talento encomiabile. Ora, prestiamo attenzione alle parole dei due protagonisti della tragedia e meditiamo:

Atto I: “Il Moro è franco e leale e giudica onesti tutti gli uomini, anche quelli che solo all’apparenza sono tali.” Questo è Iago.

Atto III: “Gli uomini dovrebbero essere quello che sembrano.” Questo è Otello.

La tragedia è praticamente la partita tra un baro e uno che gioca a carte scoperte. (Anzi, forse più tra un baro e uno che non sa neanche di giocare una partita, ma teniamo buona la prima metafora). Il baro prevede tutte le mosse del giocatore a carte scoperte per cui gli basta fare qualche piccola mossa astuta e lasciare che l’altro faccia il resto del gioco che lo porterà a fregarsi da solo. Minima spesa, massima resa. E infatti, ecco Iago: “Ci sono. Il mio disegno è fatto. Ora tocca all’inferno e alla notte portare questo parto mostruoso alla luce del mondo.”

L’inferno e la notte presto arrivano quando al posto delle carte, si gioca con cosucce da nulla, tipo amore, paura, sospetto e gelosia. Ciascuno di noi ha i suoi personalissimi “inferno e notte”, siano essi ferite, insicurezze, paure o quant’altro. Io ho una mia idea riguardo a quali siano L’inferno e la notte di Otello. Ci ho messo un po’ di più a farmene una su Iago, ma credo di aver capito perché è un artista del male. Iago gioca la partita a un diverso livello: Iago è inferno e notte.

E con lui non si vince a carte scoperte.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 2 giugno 2014 da in Personaggi illustri con tag , , , .

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