Game of Thrones: tutti i nodi vengono al pettine?

Premessa: non contiene spoiler, parola di lupetto!

Consigliato a: il parrucchiere di lord Varys, Luca Giurato, avvocati, giuristi, equilibristi

Alzi la mano chi non ci è ancora caduto.

Ho iniziato a guardare Game of Thrones con una certa spocchia radical-chic che la serie ha ucciso di puntata in puntata come ha fatto con grossa parte dei suoi protagonisti. Fresca di visione dell’episodio 10, serie 4, ribadisco: il telefilm più disturbato e disturbante che io conosca.

Per chi non l’ha mai visto, è vero quel che si dice: c’è un sacco di violenza autocompiaciuta e spesso gratuita e c’è altrettanto sesso, autocompiaciuto, gratuito e pure incestuoso. Ma in GOT c’è qualcosa di ben più interessante della violenza e del sesso: la quasi totale assenza di equilibrio tra pregio personale e riconoscimento, tra buona azione e contropartita, tra ingiustizia e riparazione, persino tra ingiustizia e vendetta.

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GOT è un macrocosmo medieval-fantasy dove la legge del più forte è scalzata dalla legge del più stronzo. In pratica ci sono quattro casate che si contendono un trono esteticamente ributtante. Unica regola: non fidarsi di nessuno. Onestà, rettitudine, coraggio, lealtà, amore, attaccamento alla famiglia sono qualità quasi sempre coronate da morte atroce. Va avanti chi è abbastanza furbo da non rivelare punti deboli, chi è bravo a mentire e chi dimostra straordinarie capacità di adattamento a molteplici sfighe epicamente tragiche. In questo macrocosmo, alcuni personaggi evolvono: emergono lati oscuri nei “buoni” e lati teneri nei “cattivi”; altri sono la quintessenza del male, distillati di pura malvagità e campioni di perversione; altri ancora sono ostinatissimi paladini di coerenza che, tranne in rari casi, generalmente finiscono male.

Dato che ho premesso (e promesso) di evitare fastidiosi spoileroni, l’unica citazione che riporterò qui sarà una battuta di Tyrion Lannister:

“If you want justice, you’ve come to the wrong place.”

Se avete visto la serie, forse ricorderete a chi la frase è rivolta. E concorderete che il nano aveva ragione da vendere.

In questo senso, GOT è altamente istruttivo: ho sempre pensato che aspettarsi che i nodi vengano al pettine non abbia senso. Usciamo dalla serie e guardiamoci un po’ attorno: non sempre si crea un equilibrio tra giustizia e ingiustizia, tra torto e riparazione, tra pregio e riconoscimento (sento l’unanime respiro di sollievo di tutti gli avvocati). Quel che scrivo non vuole essere un lamentoso inneggiamento al pessimismo cosmico: a volte c’è giustizia, solo bisogna lavorarci parecchio. Credo che sia intelligente partire da queste premesse e adattarsi alla meglio, per non farsi fregare dal primo che passa e per investire le nostre risorse (che, ricordiamo, sono tutt’altro che illimitate) dove meritano di essere investite. Insomma, dato che un equilibrio non c’è, la sfida di ognuno è di trovare un equilibrio personale nel disequilibrio, evitando di diventare delle cacche disumane, ma mettendo dei saldi paletti dove necessario (mi sto spiegando peggio di Luca Giurato). Al limite, per sublimare il senso di ingiustizia, consiglio la lettura del Conte di Montecristo di Dumas.

Bene. Sono stata sufficientemente pesante. Per alleggerire, propongo il mio podio di personaggi preferiti di GOT, come farebbe una quattordicenne doc:

Medaglia di legno: Olenna Tyrell. Nonnina dall’infallibile doppia faccia. Di quelle che sanno quello che vogliono e lo ottengono manipolando col sorriso. Tremenda e irresistibile, insieme.

Medaglia di bronzo: il Mastino. Rude omone paladino di una sincerità politicamente scorretta, pirofobico reduce di traumi infantili per colpa di un fratello che è come “la Cosa” dei Fantastici 4, ma molto più infame. Ha un codice d’onore tutto suo che rispetta con una certa coerenza ed è protagonista dell’unica scena in 4 serie di GOT che è riuscita a commuovermi. Vince il Premio della Critica.

Medaglia d’argento: Cersei Lannister. Una figa da paura, complessa, cattiva come le tasse, rancorosa e manipolatrice, col solo punto debole di un genuino amore per i figli. Una mina inesplosa che difficilmente si scompone, ma che cova visibilmente un rancore persistente nei confronti del mondo. Un concentrato di pura crudeltà declinata al femminile.

Medaglia d’oro: Tyrion Lannister. Adorabile nano tiraschiaffi, dotato di arguzia inversamente proporzionale all’altezza. Facile bersaglio degli innumerevoli bastardi e bastarde di cui la serie è costellata, è bassino ma difficile da piegare. Personaggio comico e tragico insieme. È stato subito amore.

Concludo con il “trailer onesto” delle prime 3 serie (sono visibili le versioni con e senza spoiler). Tan tan ta ta ta tan!

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