Caparezza: impara l’arte e…

Museica

Un viaggio mus(e)icale tra artisti, sculture, colori, citazioni e giochi di parole quello dell’ultimo album di Caparezza. Quasi fresca di concerto, ho deciso di dedicare qualche riga al ricciuto cantante molfettese.

Non sono un’intenditrice d’arte né di musica, ma ne sono una fruitrice appassionata e curiosa. Mi piace pensare al grado di serendipità alla base di lavori e opere d’arte: sono condizioni concrete che nascono spesso dal caso e che danno quell’input irripetibile, quell’idea essenziale e giusta che poi ti fa muovere in una direzione e non nell’altra. Per il lavoro di Caparezza, la serendipità nasce da un viaggio ad Amsterdam in cui “tra le prostitute e la marijuana, ha scelto Van Gogh”. L’approfondimento di opere e scritti del pittore olandese gli ha dato l’idea di scrivere un album in cui l’arte facesse da fil rouge. Di qui, la nascita della sorellina maggiore delle canzoni dell’album: Mica Van Gogh.

Gli album vanno ascoltati fino alla fine

Mi inginocchio sui ceci: a Museica non ho ritagliato il tempo e l’attenzione necessari per un ascolto degno del suo nome. La causa: iniziavo ad ascoltare e poi dovevo fare altro: Caparezza era diventato la colonna sonora delle pulizie di casa. Tra scope, mocio e Spic&Span mi sono sempre persa le ultimissime canzoni dell’album. (Voglio un pavimento autopulente).

Insomma, mi sono persa per strada una canzone ispirata al dipinto The little deer di un’artista che ammiro moltissimo: Frida Kahlo, un concentrato di fascino, talento e forza da far impallidire qualsiasi bellezza prefabbricata da donna-bambolina. Nella sua arte, Frida è riuscita a dipingersi letteralmente “dentro e fuori”. Nella sua arte, Frida ha fatto da tela a se stessa.

Fai,
Fai da,
Fai da te,
Fai da tela,
E lascia che la gente ti dipinga, come può
Come deve
Come crede.

FreshPaint caparezza

Siamo come tele

Frida è stata anche dipinta. Lo sono stata anch’io. E tu. Dipingiamo e veniamo dipinti tutti ogni giorno. E anche se noi siamo sempre noi, ogni “dipinto” che ci viene fatto restituirà un’immagine diversa. A proposito di Fai da tela, Caparezza dice:

Ognuno di noi è una tela bianca che viene dipinta dai giudizi altrui; viviamo nell’illusione di essere noi stessi, in realtà siamo come ci dipingono gli altri.

Io non sono del tutto d’accordo. Alla fine stiamo parlando di immagini, di proiezioni, di idee: per quanto un’immagine possa avvicinarsi all’essenza, resterà pur sempre un’immagine (la pipa di Magritte insegna). Noi non siamo come ci dipingono gli altri, ma dobbiamo accettare che per gli altri siamo quell’immagine: è vero, la gente ti dipinge come può, come deve, come crede:

La gente!
Tutti ce l’abbiamo con la gente…
Come se non ne fossimo parte, ci si estromette sempre! Sempre!
Vorremmo la perfezione ma non può essere!
Essere: ci viene male come le fototessere!

E per queste parole sarei salita sul palco ad abbracciarlo. La gente sono anch’io e anch’io dipingo gli altri come posso, come devo, come credo. Se ce lo ricordassimo tutti almeno una volta al giorno, saremmo forse più flessibili, attenti e aperti agli altri. E forse riusciremmo a “dipingere” tele molto più vicine al vero, a quell’essere che ci viene male come le fototessere.

Impara l’arte e prova a farne parte

Insomma, se non si fosse capito, Caparezza mi piace. Mi è piaciuto il suo concerto (ascelle dei presenti, pogo, sudore e caldo infame annessi). Mi è piaciuto Museica e i suoi costanti richiami all’arte. Per me “arte” è riuscire ad arrivare alle persone e dar loro qualcosa che resti. In questo senso, mi piace pensare che tutti, nel nostro piccolo, possiamo essere “artisti”.

Arrivo alla fine per fare un ringraziamento speciale a Giulia, che mi ha fatto scoprire le origini di un Caparezza imberbe e romantico: titolo dell’opera: La tenerezza di Caparezza, 1997. Video su YouTube.

 

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2 commenti

  1. Ho già fatto ammenda di questo, mi cospargo nuovamente di cenere il capo: io quest’album non l’avevo capito. E non l’avevo capito perchè non sono un fan di “Habemus Capa” (che ora urge riascoltare) ma di “Verità Supposte”, “Le dimensioni del mio Caos”, “Il sogno eretico”, di “Tarantelle pe’ campà”, “L’appaparenza”, “Solo col Mic”, “Gli arbitri di picchiano”, ecc. ecc.

    Perchè, fondamentalmente, mi piace quando posso cantarlo a squarciagola con rabbia e sfogarmi – quando la lingua ferisce almeno come una spada.

    Con “Museica” mi succede qualcosa di diverso: non svuota ma riempie. É il momento di ricostruire: tutti in pellegrinaggio a “China Town”. La musica si riporta al centro della scena: se fai altro (pulizie, andare in bici, leggere …), ti perdi tutto il bello di quest’album. É un invito a riprendere tempo per noi e concentrarci: e lo colgo volentieri.

    In topic: sono profondamente d’accordo quando dici che se ci ricordassimo che ciascuno di noi dipinge gli altri come può, come deve, come crede saremo tutti più flessibili. Spesso quando viviamo conflitti, momenti di frustrazione, problemi vari tendiamo a vedere le persone come problemi. Se dipingessimo le persone come alleati e non come antagonisti, vivremo molto meglio.

    Poi siamo liberi di non farlo, per carità: occorre però essere onesti con se stessi e ammettere di aver sbagliato tecnica, o pennello.

    Grazie per questo bell’articolo!

  2. L’ascolto di Caparezza richiede attenzione. Bisogna saper ascoltare prima, elaborare e capire poi. Niente pulizie. 🙂

    Quanto a “dipingere” le persone come alleati e non come antagonisti, va bene finchè non incontri effettivamente gli antagonisti. Imparare a usare tecnica e pennello serve anche a questo: cercare di dipingere le cose il più vicino possibile a ciò che sono. Ci si può sbagliare, e allora si aggiusta la tecnica, ma bisogna anche fare attenzione a non fare “tele idealizzate” di persone che non le meritano.

    Questione di (difficile) equilibrio, credo.

    Grazie a te per l’attenzione e il commento, Bozz!

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