Shit happens: Linus e il castello di sabbia

Disastri meteo e ispirazione

Ho fatto in tempo a dire: “Toh, guarda… dei nuvoloni neri!” che è scesa l’apocalisse. Ovviamente ero fuori casa. In vespa.

E vabbè, cosa vuoi fare nel pieno di una tromba d’aria in centro? Ti chiudi nel primo bar aperto ad annegarti di spritz e patatine. Meno volentieri, mi sono anche annegata d’acqua nel tragitto fino alla fermata dell’autobus, un magico 3 che non è mai arrivato. (Un bonus d’acqua me lo sono preso tentando di fare il biglietto a quelle macchinette bastarde che vanno una volta sì e 47 no, che mi ha fregato soldi e ci ha messo un’eternità ad emettere n. DUE biglietti). E ho capito ancora una volta perché amo la mia vecchia, fedele ciospa, rimasta (fortunatamente) sul cavalletto ad aspettarmi dopo il bus latitante.

Il fascino dell’imprevisto

In genere sono troppo pigra per agitarmi, per cui ho iniziato a riflettere sul fatto che l’imprevisto ci apre a infinite possibilità che non sperimenteremmo mai, se la vita fosse prevedibile e lineare. Esempio: per il ritorno in vespa ero in canotta e gonna lunga (quella che mia nonna definisce rancura-spuacci). Faceva un freddo boia, così ho alzato la gonna ad altezza sterno, ho recuperato un paio di guanti grigi invernali dimenticati nel sottosella e mi sono coperta le spalle coi capelli. Praticamente un tendone da circo vestito da piccola fiammiferaia.

L’imprevisto ha decisamente più fascino di me.

linus pioggia

La sfiga capita

Ammettiamolo: imprevisti e sfighe sono protagonisti assoluti dell’aneddoto. E secondo me si presentano con frequenze diverse a seconda delle persone. Conosco gente che per stile di vita, attitudine, distrazione cronica, incoscienza o congiunzioni astrali  è un serbatoio vivente di aneddoti legati alla sfiga, come conosco gente la cui vita rientra quasi sempre entro i ranghi della linearità. A volte ho anche chiesto a questi ultimi se hanno un segreto, ma pare di no. O forse non lo possono dire, non so.

A me le sfighe capitano. Finora non sono state grosse sfighe, per fortuna (lì il discorso cambia del tutto). Però mi sta bene. La linearità è innaturale e mi spaventa. E fatico a comprendere le persone che pianificano la vita come se fosse un file Excel. Non sto dicendo che sia giusto abbandonarsi totalmente al caso, anche qui si tratta di equilibrio: trovo sia sacrosanto porsi degli obiettivi e lavorare per raggiungerli, ma credo che ingabbiarli in modalità e tempistiche troppo rigide sia solo una potenziale fonte di frustrazione.

Il bisogno di controllo

Ho mentito. Un pochino le capisco le persone che “ingabbiano” la vita: un certo bisogno di controllo ce l’ho anch’io. Il mio e, credo, quello di molti altri, deriva da insicurezza e paura di ciò che succederebbe se lo perdessimo, il controllo. Per questo amo l’imprevisto e, in rari momenti di temerarietà, lo cerco pure: mi costringe ad andare oltre i miei limiti e uscire dalla mia zona di comfort. Non è per niente facile e spesso mi ha esposta a figure degne d’aneddoto (con che classe evito il turpiloquio!) ma mi ha anche fatto fare dei piccoli passetti avanti di cui vado fiera.

Linus insegna

I Peanuts hanno una profondità di pensiero e prospettiva incredibili e riescono a condensarla in poche, semplici parole a portata di bambino. Un prodigio. Per l’argomento trattato, allego una vignetta tratta da The Complete Peanuts. Strisce giornaliere e domenicali dal 1959 al 1960.

Linus

Concludendo: quando ci capita un imprevisto o una sfiga, evitiamo di lamentarci troppo. Oppure, lamentiamoci, che è un sacrosanto diritto, ma con la consapevolezza che appesantiamo inutilmente noi stessi e chi ci sta attorno. Quindi facciamo come Linus: chiediamoci dove sia l’insegnamento.

Nella sfiga ce n’è sempre almeno uno.

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