Peter Pan: se potessimo scrivere ai bambini che eravamo

Viaggi nel tempo, editoriali e fiabe  

Provo da un po’ l’insopprimibile urgenza di prendere la macchina, vedere chilometri di strada e posti nuovi. Ho iniziato più volte a scrivere un post sul viaggio ma non sono arrivata da nessuna parte. Così, ispirata un po’ dal caso e un po’ da un editoriale  di Giovanni De Mauro (Internazionale, 1/21 agosto 2014), ho pensato di parlare di viaggi nel tempo. L’editoriale riporta le lettere che alcuni personaggi famosi hanno scritto a se stessi da bambini. Leggendolo, mi sono commossa come una babbea e ho pensato di scrivere anch’io una lettera alla Rampi nanerottola.
Ricordare come si era da piccoli però non è immediato: serve del warm-up con un personal trainer d’eccezione, il bambino con la B maiuscola: Peter Pan.

Il pupetto volante ne sa a pacchi

Peter Pan nasce agli inizi del Novecento dalla fantasia dello scrittore scozzese James Matthew Barrie. Peter è un bambino con le orecchie a punta che sa volare, suona il flauto sugli alberi e sceglie di vivere un’eterna infanzia nell’Isola che non c’è insieme a bimbi sperduti, fate, pirati e indiani. In sostanza, vive in un posto strafico senza invecchiare mai (chiamalo scemo).
Come tutti i personaggi che ne sanno, Peter Pan ha riscontrato un successo eccezionale a teatro, al cinema, nei fumetti, nei cartoni animati e nel merchandising in generale… insomma, ha fatto i soldi. Ciò è bene dato che, alla sua morte, Barrie ha interamente lasciato i diritti d’autore di Peter Pan nelle mani di un ospedale pediatrico londinese, il Great Ormond Street Hospital.

Seconda stella a destra

Lo ammetto: a me il Peter Pan della Disney stava tremendamente sulle palle, me lo ricordo come uno stronzetto volante, egoista, a tratti quasi demoniaco, ma adoravo quella seconda stella a destra e poi dritto, fino al mattino… Barrie, ringrazio a nome di tutti i bambini e le bambine del mondo per l’invenzione dell’Isola che non c’è. Senza nulla togliere alla ruota, all’acqua calda e all’elettricità, ma l’Isola che non c’è, beh… è seconda solo al Paese delle Meraviglie (Carroll, se hai partorito quella roba senza tirare borotalco, sei un dannato genio).
Da brava bambina timidissima, riservatissima, purissima, levissima, avevo una serie di difficoltà nel fare amicizia, per cui di Isole che non ci sono me ne sono create parecchie (esempio: io volevo tantissimo far parte di una ciurma di pirati e vivere sul mare. Ovviamente ero impavida, mi arrampicavo ovunque, mi fermavo a contemplare l’orizzonte con sguardo sognante, capelli mossi dal vento e cose così). Quella nave era la mia Isola che non c’è e me la tenevo stretta.

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Io pupetta.

Il gioco

Basta crescere anche solo un pochino e l’Isola che non c’è sbiadisce, come il ricordo di un luogo in cui non torni per molti anni e che temi quasi di rivedere per paura che non sia così bello come lo hai lasciato. Io invece sul restare un po’ bambini ci farei dei corsi all’università. Mi spiego, crescere è un’opportunità fantastica e il fatto di invecchiare andrebbe valorizzato, non esecrato, come siamo stupidamente abituati a fare. Ma il bambino o la bambina che siamo stati dovremmo nutrirli, tenerli svegli, farli giocare almeno un pochino, ogni giorno.
Quand’è stata l’ultima volta che avete improvvisato un gioco? Pensateci.
Coi bambini un po’ ci lavoro e ho capito che loro il gioco ce l’hanno nella forma mentis, perchè ne hanno bisogno per imparare, per “prendere le misure al mondo”. Nel gioco stabiliscono regole, usano tempo e spazio, interagiscono, a volte si fanno anche male, e la volta dopo sanno come evitarlo. Smettere di giocare è privarsi di un’occasione in più per imparare e per divertirsi: una cosa due volte stupida.

L’ombra di Peter Pan

Il film di Steven Spielberg Hook, Capitan Uncino (1991) presenta un Peter Pan adulto che ha smesso di giocare. Avvocato attento e padre distratto, Peter sarà costretto a ricordare la sua infanzia per salvare i suoi figli, rapiti da Capitan Uncino. Il film rivisita liberamente la storia di Peter da una prospettiva adulta, adottando un linguaggio immaginifico e uno stile narrativo semplice per affrontare temi complessi, proprio come farebbe una fiaba. Il potere dei pensieri felici, i costanti richiami al tempo che passa, l’origine delle fate e forse, più di tutto, l’ombra sfuggente di Peter Pan, quell’ombra dotata di vita propria che nella favola Wendy cuce addosso a Peter. Se non l’avete già fatto, provate a interrogarvi sul perchè di quell’ombra. Io la trovo un’idea di eccezionale complessità.

E se poteste scrivere una lettera a voi stessi da piccoli?

Sarei sinceramente curiosa di leggere le lettere di molti dei miei amici e amiche ai se stessi in miniatura. Credo che verrei a conoscere dei lati inediti e degli aneddoti meravigliosi. Se qualcuno vuole, si senta libero di scrivere la sua lettera nei commenti, se no pazienza. Possiamo parlarne davanti a uno spritz, che è pure meglio. 🙂
Ecco la mia:

Gioca e ridi più che puoi. Impara qualcosa di nuovo ogni giorno. Tratta bene il tuo corpo, scoprine le potenzialità e i limiti, accettandoli entrambi: il corpo è uno strumento meraviglioso. Non ascoltare chi cerca di convincerti che sei inadeguata, stupida, brutta: tu vai alla grande così. Limita al massimo il giudizio: della vita degli altri si sa sempre troppo poco. Ti hanno insegnato a essere una brava bambina: disimparalo. Leggi e scrivi, scrivi, scrivi: lì troverai tutto. Fai sempre colazione. Le persone hanno bisogno di abbracci, più che di consigli. Quando sollevi dei pesi, piega le gambe e non la schiena. Spegni il cervello ogni tanto. Sii sempre indipendente, cammina sulle tue gambe e concediti il lusso di sbagliare con la tua testa: chi ti giudica male per questo non è un buon amico. Sii sempre, instancabilmente curiosa. Come tutti, hai un lato oscuro: guardarlo negli occhi non ti piacerà, ma fallo lo stesso, è davvero importante. Ti capiterà di essere egoista con le persone che più ti amano: non esitare a chiedere scusa. Impara a respirare bene. Hai un istinto formidabile a cui spesso non vorrai dare retta: ti costerà caro. Impara il cinismo, ti farà da scudo, ma lascia che una piccola parte di te conservi lo sguardo pulito sul mondo che hai ora. Condividi quella parte coi pochi che sapranno meritarla.

Per sguardo pulito sul mondo, intendo più o meno una cosa del genere:

Grazie alla generosa bellezza di Robin Williams, per avermi fatto tornare bambina tante, tante volte, compresa questa.

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