patchworD

Lezioni di vita da film, musica, libri, fumetti e non solo.

Come una specie di sorriso

Quand’ero piccola mi incazzavo spesso. Anche adesso mi incazzo, ma molto meno. Saranno stati l’effetto serra, i 20 anni di Berlusconi, o la pigrizia. Le cose hanno cominciato a scivolarmi addosso e ho cominciato a sperimentare la rilassante sensazione di prendere tutto, me stessa compresa, con maggior leggerezza. E ho capito che più riuscivo a ridere, più diventavo una persona seria.

L’ironia è una dichiarazione di dignità. È l’affermazione della superiorità dell’essere umano su quello che gli capita. Romain Gary

La citazione di Gary è piazzata in apertura del libro Come una specie di sorriso di Lella Costa, che ho comprato due anni fa perché: 1. Mi piaceva la copertina / 2. Adoro Lella Costa / 3. L’ironia mi affascina di brutto.

Perché imparare a ridere

Esiste nel concetto di ironia una forte componente di soggettività, di ambiguità (mica per niente “eroneia” in greco significava “dissimulazione”, “ipocrisia” e simili) e anche di amarezza, di disincanto, perfino di cinismo. Ma soprattutto, almeno per quanto mi riguarda, l’ironia è un costante tentativo di libertà di pensiero, di onestà intellettuale e soprattutto il rifiuto di ogni forma di assolutismo e di integralismo. Lella Costa

Ridere non è sempre facile. Richiede un certo distacco, nonché la consapevolezza e l’accettazione che non esiste verità assoluta, men che meno la nostra. Alzi la mano a chi non è mai capitato di ritenere idiota una persona che non concorda con le proprie idee. Almeno una volta nella vita tutti abbiamo pensato di essere più intelligenti, integri, svegli di qualcun altro. Per reciprocità, si suppone dunque che, almeno una volta nella vita, qualcuno abbia pensato di noi che siamo dei perfetti idioti. Quello che non sa ridere è un mondo destinato all’incomprensione e al disprezzo. Quello che non sa ridere è un mondo fatto di muri e non di ponti.

20150108_135734

Esercizi di autoironia

Una delle cose più belle del mondo, insieme al sushi all-you-can-eat, è saper ridere di sé stessi. Si tratta di mettere a nudo e accettare con benevolenza i propri difetti e permettere a chi ci è vicino di fare altrettanto. È più rilassante di una giornata alle terme.

Comincio io:

Prima cosa: ho i pollici diversi, il destro è più ciccione del sinistro. Non ho avuto incidenti, ci sono proprio nata. Una volta me ne vergognavo, ora credo mi renda speciale. Quando i miei amici mi prendono in giro, io mi unisco a loro in totale serenità (e la ritengo pure una grande conquista). A parte i pollici, molte cose ancora mi feriscono anche se non lo do a vedere perché sono pure orgogliosa da far schifo. Andiamo avanti: arrossisco tanto e spesso. Non è una cosa controllabile. Arrossisco quando rido, quando mi imbarazzo, quando sono nervosa, quando mi sento al centro dell’attenzione. (Sono una di quelle persone che quando sbagliava aula all’università si ciucciava tutta la lezione per non sorbirsi l’imbarazzo di uscire e avere per 3 nanosecondi gli occhi sonnolenti di una classe puntati addosso. L’ho fatto, oh sì.) Va da sé che sono sexy e seduttiva quanto Paperino.

La cosa bella è che tutte queste parti di me, ora le guardo con benevolenza. Una volta no, ma ora MI FANNO FINALMENTE RIDERE.

Quando l’ironia è un dono

L’ironia, per definizione e intrinseca natura, è libera. Non si può insegnare, men che meno imporre. Si può solo scegliere, se e quando si vuole. E se a sceglierla sono persone che hanno dimestichezza con la parte dolorosa e spietata della vita, con la malattia, allora non si tratta soltanto di affermare dignità e superiorità sul proprio destino, ma anche e soprattutto generosità. Lella Costa

Quando sono tentata di cedere alla diffusissima sindrome del mipiangoaddosso, penso alle parole di Maysoon Zayid, una comica arabo-americana ospite di una TED Conference che consiglio a tutti di vedere.

Per chiudere, mi unisco a Lella Costa quando dice:

Ho capito che l’ironia ha davvero a che fare con la dignità, con la consapevolezza di poter avere la meglio sulla vita, o almeno di poterla vedere da un altro punto di vista. E dunque, forse, prima o poi, perfino di cambiarla.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 8 gennaio 2015 da in Libri con tag , , , , .

Categorie

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

Follow patchworD on WordPress.com
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: