Donne non si nasce, lo si diventa

Neanche il tempo di uscire dal pancione che ci hanno già comprato tutine, scarpine, ciuccio e bavaglini: tutto rigorosamente rosa. Rosa: romanzi rosa, vedere tutto rosa, quote rosa, non è tutto rose e fiori… se si va per associazioni di idee, il rosa evoca scenari semantici di svagata pacatezza, di favori, carineria, miele e sorrisi. E se pensiamo che di rosa ci vestono già quando siamo solo in grado di urlare, dormire e defecare, beh… tiriamo un po’ le somme.

La vie en rose

Col tempo, piaccia o meno, il rosa diventa un vestito interiore. Rosa sono aspettative. Rosa sono modelli da seguire. Rosa sono atteggiamenti, comportamenti, pose, attitudini, modi di pensare, di parlare e rapportarsi agli altri. Molto di ciò che apprendiamo è rosa. Rosa è la mamma, è l’amore incondizionato, quello che c’è sempre. Quell’amore che, proprio perché c’è sempre, viene dato per scontato e, quindi, sminuito. Rosa è chi impara quel tipo di amore e lo offre alle persone sbagliate. Rosa è, spesso, fatica a dire di no. Rosa sono sensi di colpa per essere state scortesi o per non ritenersi mai abbastanza. Rosa sono gli insulti peggiori, quelli che non hanno il corrispettivo al maschile. Rosa sono le idealizzazioni e gli “angelicamenti”, forse anche peggiori dei peggiori insulti.

donne si diventa

Le grandi assenti

Rosa è anche il colore che manca nella storia. Sono i nomi, le esperienze, le testimonianze che mancano tra un Cesare e un Napoleone Bonaparte; tra un Alessandro Magno e un Cavour (*per eventuali precisini: sì, son nomi presi assolutamente a cazzo). Avete idea di cosa significhi per una bambina studiare migliaia di anni di storia in cui di donne protagoniste, a parte qualche raro caso, manco l’ombra?

Rosa è anche assenza e silenzio.

Con la letteratura ci è andata un po’ meglio: di scrittrici “protagoniste” ce ne sono eccome. Ma anche lì, la maggioranza dei grandi classici pullula di eroine indimenticabili, per lo più tratteggiate dalla penna e dal genio di grandi scrittori: uomini. Siamo abituate da sempre a essere guardate; abbiamo persino imparato a guardarci con gli occhi degli uomini. Ma come ci vedremmo noi, se ci guardassimo coi nostri occhi?

Di che colore sono le donne?

“Donne non si nasce, lo si diventa”. L’ha detto Simone De Beauvoir, mica io. Io sto ancora cercando di capire che significa. Intanto ci ho costruito sopra un’idea sbilenca e colorata.

Credo che diventare donne, donne libere veramente, abbia poco a che fare col rosa delle tutine e dei bavaglini. Credo significhi piuttosto mettere nella tavolozza tutti i colori che vogliamo e creare la nostra piccola, personalissima opera d’arte. Credo significhi cancellare i colori che non ci piacciono più e aggiustare un po’ il quadro ogni giorno, lasciandone intatta l’essenza. Credo sia anche accettare serenamente che il nostro quadro non piacerà a tutti. Credo significhi imparare a proteggere la nostra opera da chi l’arte la deturpa perché non la sa apprezzare e imparare a valorizzare gli sfregi, dando loro significato, un po’ come i tagli di Fontana. Credo sia diventare abbastanza forti da mostrare la propria opera con generosità, senza aver paura.

True colors

“Dunque, di che colore sono le donne?” “Quelle autentiche? Del colore che vogliono”. Se vogliono, le donne possono essere di tanti colori, tutti diversi. Le donne sono arcobaleni, come del resto lo sono gli uomini.

“So don’t be afraid to let them show

Your true colors

True colors are beautiful

Like a rainbow”.

Il mio augurio per l’8 marzo va a tutte le donne che mi hanno insegnato qualcosa, a quelle con cui ho riso fino a spanciarmi, a quelle che non ho mai compreso, a quelle con cui mi capisco al volo e a quelle a cui devo mettere i sottotitoli. A mia madre, alle mie nonne, alle mie amiche, alle sconosciute, a quelle che vengono picchiate, alle donne in carriera, alle remissive, a quelle che si sentono in colpa, alle rompicoglioni. A tutte: non abbiate mai paura di osare con il colore.

Fate come Cyndi Lauper!

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