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Lezioni di vita da film, musica, libri, fumetti e non solo.

Mode terrificanti: dagli anni ’90 al risvoltino

“La moda è una forma di bruttezza così intollerabile che siamo costretti a cambiarla ogni sei mesi”. Oscar Wilde

Qualche anno fa ho lavorato per un mese in una boutique. Ho imparato una gamma di colori dai nomi sofisticati, tipo il canna di fucile o il sangue di piccione (mai capito se sono legati da rapporto causa-effetto) e da allora piego maglie, magliette e pantaloni da dio. Con le camicie sono ancora una pippa, ma quelle son bastarde per definizione e per loro esistono le grucce. La padrona della boutique, un’anziana signora molto sprint, dolce e flessibile quanto un Kapò, mi ha tenuta lì una giornata in prova solo a piegare e spiegare robe che valevano più di un mio polmone e la milza, insieme. Oltre ai colori nuovi e alla sublime precisione nel piegare le cose, ho imparato che la moda è una di quelle cose di cui mi frega nulla, insieme al calcio, ai reality, e alla salute mentale di Sara Tommasi.

Una nostalgica carrellata di orrori: dal presente al passato

L’ispirazione per il post mi è stata data dall’evento semiserio (più semi, che serio) Giornata Nazionale contro il risvoltino, che mi ha fatto pensare alle tendenze di dubbio gusto che si sono succedute negli anni e all’interessante questione per cui, banalizzando in modo estremo, quasi caprino, se una cosa la fanno (o la indossano) in molti, diventa normale e socialmente accettabile, quando non addirittura desiderabile.

5 orripilanti tendenze modaiole che purtroppo non ho rimosso

  1. Le Buffalo: funzionali per gente alta un metro e un’oliva, orribili come poche cose concepite dall’umana perversione. Buffalo
  2. Le collane/orecchini coi ciucci di plastica: ci sono caduta anch’io, ma ero davvero molto piccola. Sbagliando si impara. ciucci plastica
  3. Gli elasticoni ciccioni di stoffa per i capelli: hanno sostenuto migliaia di altissime code anni ’90, tra cui la mia. Orrendi, ma incredibilmente affidabili. scrunchies
  4. Le spalline imbottite: ce le ho! In un cappotto fatto dalla nonna. Mi fa sembrare un’entità a metà strada tra un armadietto e Lady Gaga. spalline imbottite
  5. Il collare di plastica del Cioè: la notorietà dell’orrido ed edulcorato giornalino adolescenziale ebbe il merito (?) di diffonderlo come un’epidemia. Tempi difficili, le medie. collare plasticaEcco, se fossi meno pigra, potrei pure parlare del colletto alzato, dei maglioni di ciniglia o dei capelli frisè, ma non ho voglia, per cui mi limito a citarli.

“Per vestirsi male non serve seguire la moda, ma aiuta”.

Questa qui è una citazione di Missoni trovata a caso su Google. La piazzo solo per cercare di dare un tono al post. Insomma, di moda capisco meno di niente, ma credo sia qualcosa di sempre mutevole nella forma, ma immortale nella sostanza. E anche se sarebbe spassosissimo immaginare una mobilitazione collettiva di spiegatori di risvoltini, come da evento facebook, la battaglia al risvoltino è già vinta: dal risvoltino. Mica tutte le battaglie si vincono coi buoni propositi e la bellezza interiore.

Da potenziale spiegatrice di risvoltini, so già di aver perso, ma col caspio che perdo con classe: il risvoltino fa comunque cacare. Tiè.

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