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Lezioni di vita da film, musica, libri, fumetti e non solo.

Credere alle belle parole è stupido: fate come Mina

Parole, parole, parole

Voglio parlare di parole superflue, di quelle che se devi fare un riassunto la maestra ti riga con la penna rossa. E anche di parole finte e di parole che non significano nulla. Complice l’estate galeotta e recenti discorsi sul tema, mi concentrerò sulle parole superflue, finte, inconsistenti in ambito relazionale. Quanto ci incantano quelle parole inconsistenti, finte, superflue quando abbiamo la voglia o, ancor peggio, il bisogno di sentirle? Anche la persona più intelligente può capitolare davanti a una manciata di paroline ben scelte. Quando si è anche solo un pochino più centrati, quelle stesse parole suonano assolutamente vuote e ridicole, ovvero appaiono né più né meno per quel che sono. Esempio: il tripudio di arzigogolato e immaginifico miele recitato da Alberto Lupo a Mina (fatto salvo che con quella voce uno potrebbe farmi capitolare anche leggendo la lista della spesa).

Caramelle non ne voglio più

A parte la deliziosa qualità vintage del video, la cosa più bella di Parole parole, a parer mio, è il contrappunto tra due binari che vanno in direzioni diverse: il canto che fluisce per conto suo e il recitato che si infila tra le strofe e che viene sistematicamente ignorato o preso in giro. Ecco, io credo che bisognerebbe imparare a svegliarsi fuori e fare come Mina. Non mi sorprende essere tacciata di cinismo ogni volta che sostengo certe idee, ma sono convinta che dotarsi di una sana dose di cinismo sia un po’ come vaccinarsi: una piccolissima percentuale di schifo nel corpo, alla lunga, può proteggerti.

“Cinismo è dare alle cose il disprezzo che meritano”. Giovanni Soriano

Le rose e i violini questa sera raccontali a un’altra (o a un altro?)

Anche se può sembrare che il post sia rivolto a un pubblico femminile, è stato ispirato da una conversazione con un uomo che, a parer mio, ha una gran voglia di farsi intortare dalle belle parole di una che se n’è andata, non ha trovato di meglio, ed è tornata (tipico, tipicissimo, quasi da stereotipo). Sono convinta che il tizio in questione inquadrerebbe l’atteggiamento della ragazza in qualche nanosecondo se, al posto suo, ci fosse un amico a chiedergli consiglio. Ma tant’è. L’amore rende scemi e credo che ciò sia estremamente funzionale (oltre che indiscutibilmente bellissimo).

Il fronte tecnologico delle parole

O della sindrome da BacioPerugina, o della tecnica del copia-incolla, o ancora, di quanto è facile distribuire belle parole a caso.

  1. Prendete il cellulare.
  2. Scrivete una frasetta ruffiana che non vuol dire nulla (quelle che non vogliono dire nulla sono sempre le più efficaci). Per capirci, vedi Alberto Lupo: “Non vorrei parlare, ma tu sei la frase d’amore iniziata e mai finita”. Capolavoro.
  3. Cliccate invio.

Facile.

Lo si può fare per gioco, per noia, perché sai mai che qualche idiota ci casca e ci rimedio pure qualcosa. Mi direte “Ma bisogna essere imbecilli!” – Un po’, sì. Ma voi nella vita avete conosciuto solo Premi Nobel?

Quindi, antenne alzate se:

  1. “Sei meravigliosa, ma oggi sono impegnato”. E anche domani. E dopodomani. E il giorno dopo ancora. E attenzione anche al “Ho un’oretta per te tra un impegno e un altro” – (“Fettine di culo, questa sera raccontale a un’altra”)
  2. “Non ho mai conosciuto una come te” / “Sei la donna della mia vita”. Scappate. Sul serio. Subito.
  3. Torna con l’ex, poi si annoia, poi non sa che fare, poi torna: “Dopotutto, non stavamo così male noi due, insieme”. Sei il suo giochino fino al prossimo/la prossima. Basta che ti stia bene.
  4. “Blablablabla…come stai, blabla… Vediamoci allora!” – Quando sai già che non succederà mai se non muovi tu le chiappine, beh, sei già avanti col programma. Ovvero nella magnifica, salutare fase in cui questi personaggi/e ti mettono quasi allegria.
  5. “Sto con un altro/a, però mi sto stancando, non è più come una volta, con te mi sento rinascere blablabla… altra minchiata… blabla”. Registrate l’unico fatto che sussiste, tra i blabla: “Sto con un altro/a”. Finché ci sta, vuol dire che la scelta non siete voi. Senza se e senza ma.
Immagine tratta da Google Images

Immagine tratta da Google Images

Parole e presenze

Gli stuzzicamenti d’ego piacciono a tutti, e va bene. Basta sapere che di quello si tratta e non di sincero interesse. Perché il sincero interesse raramente si misura con le parole. Quello lo si misura in presenze. O ancora, in sguardi, vicinanza, gesti e, spesso, proprio difficoltà a parlare. La cosa bella delle presenze è che lasciano poco spazio ai castelli in aria. O ci siamo, o non ci siamo. Io ho deciso di guardare alle presenze, di fidarmi del mio istinto, di guardare a ciò che succede effettivamente e non a quello che mi viene raccontato. Non è sempre facile. Da amante delle parole, ho capito che le parole più belle, quelle belle davvero, sono sempre, sempre difficili da dire. Da amante delle parole, odio chi le sciupa usandole troppo e male. Da amante delle parole, ho capito che è molto più utile imparare ad amare le presenze. Anche quando parlano poco.

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Questa voce è stata pubblicata il 10 giugno 2015 da in Musica con tag , , .

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