Riempi tre pagine prima del caffè

Sono malata.

Soffro di perfezionismo, una malattia insidiosa e impaziente che guarda alla meta, anziché al percorso. Che valorizza il riconoscimento, anziché l’errore. Che soffoca la spontaneità e l’autenticità, condanna l’incertezza e congela l’azione.

Non so come mi sono ammalata. So solo che guarire non è facile.

Nelle mie sconfinate saggezza e maturità, sono solita cercare le soluzioni ai problemi in libreria e su YouTube. Giuro. Il più delle volte non le trovo, ma trovo del materiale che mi scaraventa davanti agli occhi nuove prospettive, nuovi segmenti di pensiero che ampliano di qualche grado la mia visione periferica delle cose. Ogni grado mi apre nuovi interrogativi, altri click su YouTube e pagine scritte, in un crescente caleidoscopio di idee, prospettive e valutazioni che mi fanno percepire più cangiante e libera. E poiché essere libera è il mio primo, più autentico scopo nella vita, voglio smantellare qualsiasi blocco possa inscatolarmi in una vita ridotta, piccola, che non mi sono scelta.

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Tre alleati di carta

Recentemente un amico mi ha regalato un quaderno senza righe e senza regole, da inchiostrare come volevo (grazie Marco). Poco dopo, due libri sono venuti a cercarmi e a suggerirmi che fare di quel quaderno. I libri sono Big Magic di Elizabeth Gilbert e The Artist’s Way di Julia Cameron. Entrambi trattano di creatività, blocchi, dubbi e, manco a dirlo, di perfezionismo. Mi sento di consigliare il primo a chiunque voglia imparare a seguire la propria curiosità, a scapito della paura. Il secondo è più un compendio di spunti pratici per mettersi a lavoro. Un metodo suggerito è quello delle tre pagine del mattino (ne ha scritto anche Oliver Burkeman su Internazionale).

La regola: scrivere di getto tre pagine appena svegli, quando si è ancora rincoglioniti di sonno. All’inizio ero perplessa, ma poiché spesso ciò che ho bisogno di sperimentare è proprio ciò a cui più oppongo resistenza, il quaderno ha preso posto di fianco al letto, insieme a una penna.

Non ho scoperto il mistero della vita, non sono diventata una persona migliore e non ho vinto il Premio Pulitzer. E a volte alzarsi e mettersi a scrivere prima ancora di aver ingerito della caffeina è un’indicibile rottura di maroni, ma…

Fatto è meglio che perfetto.

… ma mi sta costringendo a far scorrere la penna sulla carta ogni sacrosanto giorno, senza giudizi, senza blocchi, senza ego. Sono pagine che spesso non rileggo neanche io o, quando le rileggo, sono piene di cose senza senso. Ogni tanto però ci trovo qualche lampo di consapevolezza e qualche idea interessante che non so bene da dove vengano. Insomma, scrivere mezza rincoglionita mi sta avvicinando, a passo incerto, a una parte di me sepolta da anni di controllo, imbarazzo, giudizio e vergogna. Una parte luminosa e bambina che, nonostante tutto e grazie a Dio, ha continuato a puntare i piedi cocciuta e imperterrita. Le pagine del mattino sono un mezzo per ascoltarne la voce.

La marmocchia petulante vuole tornare a giocare, sperimentare, sbagliare, cadere solo per il piacere di farlo. Sento che mi vuole insegnare che il segreto è tutto lì. E sento che ha ragione lei.

Incredibile come i bambini riescano a essere lucidi anche prima del caffè.

11 commenti

      • Se ti va, poi fammi sapere come l’hai trovato. Se invece non dovessi più sentirti, per me avertelo fatto scoprire è già una grande soddisfazione. Grazie a te per la risposta! 🙂

  1. Ciao Elisa, capito per caso sul tuo blog e scopro questo post, bellissimo, che ha il sapore vero delle cose difficili ma necessarie. Complimenti per la costanza mattutina. Ho provato a scrivere qualcosa ogni giorno ma non ci sono riuscita che un paio di volte….

    • Ciao Elena! Ti ringrazio moltissimo, ma devo essere sincera: ho iniziato con la scrittura mattutina neanche un mese fa, per cui aspetterei un po’ prima di definirmi davvero costante. Ti capisco, non è facile ritagliarsi del tempo ogni giorno. A te cosa piace scrivere?

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